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Mercato — Redazione Osservatorio Atryo

Il netto premia lo studente

Il netto premia lo studente
Redazione AcadomusRedazione Osservatorio Atryo9 luglio 2026

Chi confronta l’affitto breve con la locazione agli studenti guarda quasi sempre al dato lordo, e il dato lordo sembra dare ragione al turismo: nelle principali città italiane il breve rende tra il 4 e il 4,5% contro il 3–3,5% della locazione universitaria su un trilocale. È un divario reale, ma stretto, e non tiene conto di ciò che accade quando dal ricavo si tolgono fisco, gestione e rischio. Nelle città sedi di ateneo, fatta questa sottrazione, il confronto si rovescia.

Il fisco è la prima voce che riduce la forbice. Sugli affitti brevi la cedolare secca è al 26% dalla seconda unità immobiliare in poi — resta al 21% solo su un appartamento a scelta del proprietario — e si applica sull’intero canone, senza l’abbattimento del 5% previsto per la locazione ordinaria. Dal 2026 il regime vale al massimo per due appartamenti: dal terzo scatta la presunzione di attività d’impresa, con partita IVA, SCIA e iscrizione al Registro delle imprese. Per il piccolo proprietario con più di un immobile, questo significa uscire dalla gestione semplice.

A questo si aggiungono i costi di gestione, che spesso non entrano nei conti iniziali. Affidarsi a un operatore per prenotazioni, pulizie e check-in costa di norma tra il 20 e il 25% del ricavato. Nel breve le utenze — gas, acqua, condizionamento — sono a carico del proprietario, mentre nella locazione a studenti le paga l’inquilino. Il ricambio frequente degli ospiti consuma arredi e finiture più in fretta di un contratto annuale. Sommando queste voci, il 4,5% lordo del turismo si avvicina molto, e spesso scende sotto, al rendimento della stanza per studenti, che parte da costi più bassi e in buona parte a carico di chi vi abita.

Il vantaggio più citato a favore del breve è la stagionalità estiva, quando gli studenti rientrano nei paesi d’origine. Nelle città universitarie, però, il calendario accademico lo ridimensiona. Le sessioni d’esame proseguono fino a fine luglio e i corsi riprendono ai primi di settembre: tra chi resta per gli appelli e chi rientra per l’avvio dell’anno, la domanda studentesca copre di fatto tutti i mesi tranne agosto. Una stanza si alloca così su due cicli che insieme valgono circa undici mesi di occupazione.

Il margine stagionale del breve, in una sede universitaria, si riduce a poche settimane — quelle di agosto — proprio quando molte di queste città non sono tra le mete turistiche principali.
C’è poi un fattore che il rendimento lordo non mostra: il rischio normativo, che grava quasi solo sul breve. Il Codice Identificativo Nazionale è ormai obbligatorio senza tolleranze, con sanzioni fino a 8.000 euro. I Comuni intervengono dove il turismo pesa di più: Firenze ha bloccato le nuove locazioni brevi nel centro storico ai livelli del 2024, con un tetto di sessanta giorni l’anno, una superficie minima di 28 metri quadri e il divieto di keybox; Venezia ha fissato un limite di centoventi giorni e una moratoria sulle nuove attività fino a fine 2026. Sono regole che cambiano la redditività da un anno all’altro, e la locazione a studenti non le subisce.

Sul fronte opposto, la domanda studentesca è sostenuta da uno squilibrio strutturale, non da una fase di mercato. In Italia meno dell’8% degli studenti fuori sede trova posto in una residenza dedicata, contro il 23% della Francia e il 14% della Germania; a fronte di circa due milioni di studenti e di un aumento del 15% degli iscritti internazionali, l’offerta resta molto sotto la domanda. È il motivo per cui gli investimenti nello student housing hanno raggiunto 520 milioni di euro nel 2025, in crescita del 63%, e per cui i rendimenti degli asset dedicati si collocano tra il 4,75% e il 7,25% a Bologna, Padova, Roma e Torino, sopra la media della residenziale ordinaria. Per un proprietario è una domanda stabile e crescente: meno sfitto, meno volatilità.

Va infine considerato un effetto meno immediato. Una città universitaria genera anche un turismo indiretto: le famiglie che accompagnano e vengono a trovare gli studenti, gli ex Erasmus che tornano negli anni, la reputazione che ogni gruppo di studenti porta con sé all’estero. È un flusso ricorrente e a bassa gestione, che sostiene il valore della zona senza richiedere al proprietario di comportarsi come un albergatore. Affittare a uno studente, in questo senso, non esclude il turismo: ne alimenta la parte più duratura.

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Fonti: Il Sole 24 Ore su dati Scenari Immobiliari (confronto di rendimento tra locazione turistica e studentesca); Scenari Immobiliari (rendimenti dello student housing per città); Colliers Italia (PBSA Snapshot 2026: investimenti 2025 a 520 milioni, +63%); JLL e Hines (tassi di copertura dei posti letto e gap di offerta rispetto a Francia e Germania); Agenzia delle Entrate (locazioni brevi e cedolare secca); Ministero del Turismo (Codice Identificativo Nazionale); Comuni di Firenze e Venezia (regolamenti sulle locazioni brevi).

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